Il giorno dopo la prima…

Il giorno dopo la prima…

La sera della prima regala le emozioni più folli e contrastanti che solo il teatro sa regalare. Per quanto si sia studiato, ci si sia preparati e lavorato su noi stessi e con gli altri, la sera della prima è il primo vero incontro con il pubblico. Per questo non c’è preparazione.
Il pubblico è qualcosa di più della somma delle singole persone, è un’entità a sé. Agisce, sente, percepisce, interagisce come un’entità unica composta di tante umanità.
Gli attori lo sentono, lo percepiscono e possono esserne esaltati o distrutti. Sanno che stanno per fare un salto nel vuoto e potranno atterrare sul morbido, oppure, schiantarsi miseramente.
Il teatro è il luogo dove attori e pubblico stringono un patto di collaborazione: i primi agiranno al meglio delle propria competenze e chi è in sala crederà che quello che sta vedendo è vero.
Vittorio Gassman disse che “L’attore è un bugiardo al quale si chiede la massima sincerità“, noi speriamo di averla portata.

Chi siamo lo sapete ormai: una piccola compagnia di giovani under-30, tecnici e artisti (un po’ più di amatori, ma meno di professionisti). Qualcuno inserito nel mondo dello spettacolo (cinema, TV, teatro), diversi per scelte di vita e per provenienze, amici da tanti anni, MA TUTTI innamorati del teatro fin da bambini.

Siamo la compagnia Crack, parte dell’Associazione Culturale GEA.

Siamo quelli che vengono definiti la “generazione Z” e che, il pensare comune, definisce oziosi e indolenti, pigri e senza voglia di impegnarci, eterni bambini… allora forse siamo di un’altra generazione!
Ci siamo preparati per questo spettacolo per mesi, rinunciando a tutti i fine settimana da febbraio ad oggi per le cosidette “filate”, abbiamo lavorato su ogni singolo personaggio durante la settimana, al termine delle giornate di lavoro o studio, stanchi, raffreddati, affamati. Abbiamo pensato a trovare musiche, costumi, attrezzatura, attrezzeria, per riuscire ad avere sufficiente budget per noleggiare un teatro.
Come spesso capita, abbiamo chiesto aiuto a chi poteva darcelo e ci siamo visti sbattere le porte in faccia: “Ma che vogliono ‘sti ragazzini? Meglio puntare su nomi sicuri…“, mentre l’aiuto più bello ci è arrivato da tutti coloro che non potevano fare molto, ma che ci hanno permesso di andare avanti centimetro per centimetro.

Dalla sera della prima, la parola che abbiamo più usato è “GRAZIE”.

Grazie a Lorenzo, che ha garantito per noi l’affitto del teatro sapendo già che non rientrerà mai di tutti i costi. Grazie a Paolo e Lucia del teatro Manfredi di Ostia. Una location bellissima, tenuta benissimo e loro gentili e accoglienti. Lettori… andate alla prossima stagione, meritano gli spettacoli e meritano loro.

Grazie a Claudio, Filomena e la FC Eventi tutta che, all’ultimo momento, ci hanno salvato una parte della scenografia che era andata perduta per un disguido.

Grazie a GEA di cui facciamo parte, senza la quale tutti gli aspetti burocratici e amministrativi di una piccola compagnia non possono essere compiuti e, soprattutto, senza i cui canali di comunicazione nessuno avrebbe mai saputo nulla di noi (Giulia Fracassi – il social media manager: grazie!). L’associazione che ci permette anche di avere un tetto per fare le prove e per continuare a studiare.

Grazie al Maestro Andrea Magliocchetti, conosciuto grazie a GEA, che ci ha regalato il suo pezzo di chitarra classica la colonna sonora dello spettacolo (IMPRESSION SOLEIL LEVANT). Musicista appena tornato dall’estero, orgoglio del nostro territorio.

Grazie a Storie Spettinate, agenzia editoriale, il cui staff ci fa da fornitore di testi, da comunicazione, da PR, da coach, da mentore e ci compra i cornetti la domenica mattina.

Grazie ai volontari che hanno affiancato i nostri tecnici, in particolare la nonna Anna costumista, il fratello Alberto videomaker, gli amici supporter e lo staff di GEA al botteghino. Grazie a chi ha condiviso la nostra locandina ovunque: Claudia e Paolo del bar Pepe, Diego di Casa Clandestina, Raffaella di Donne con lo zaino, Alejandro bravissimo maestro di Yoga, Chiara grandiosa fisioterapista e “convincitrice” di spettatori, l’organizzazione internazionale Nuova Acropoli, la community di Come Si Scrive una Grande Storiae tutti gli altri che si sono adoperati per riempire il teatro.

Grazie a noi, regista e attori (incluso il “tecnico delle luci”), ma soprattutto grazie al pubblico:
avete investito il vostro venerdì sera per venirci a vedere, avete usato il vostro tempo per ascoltare questi cantori di storie. GRAZIE.
Avete riposto in noi la fiducia che speriamo di non aver deluso, di una cosa siate certi, ci abbiamo messo il massimo della passione.
Per coloro che non sono potuti venire: ci siete mancati. Grazie per aver speso un pensiero, un augurio, un sorriso pensando a noi. Speriamo nelle repliche… lavoreremo per averne!

Un ultimo grazie, lo rivolgiamo a chi ci ha ignorati: giornali a cui abbiamo inviato i comunicati stampa e non ci hanno risposto (tranne Roma Today!), TUTTE le biblioteche di Roma a cui abbiamo chiesto la condivisione dell’evento o della locandina sparite in un buco nero senza comunicazioni, il Comune di Roma che non ci ha mai risposto per il patrocinio (ovviamente gratuito), enti pubblici che ci hanno serenamente ignorato nonostante le e-mail e le chiamate. Grazie. Ogni rifiuto, ogni ostacolo, è una prova della nostra determinazione.

Non stiamo cercando la gloria, non ci sentiamo i più bravi del mondo, ci piace lavorare insieme e ci piace migliorare ogni giorno un po’ di più. E per quanto il mondo potrà arrivare lontano con l’intelligenza artificiale, noi siamo convinti che la capacità di raccontare storie resterà molto molto umana.

Per questo continueremo per la nostra strada aiutati da chi vorrà ascoltarci ancora: siamo Crack e… la prima è andata! Ci faremo risentire, grazie!

PS: uno spettacolo che parla di donne non poteva lasciarci distanti dalla realtà che tante donne vivono, per questo ringraziamo il centro antiviolenza di Roma “Lucha y Siesta” per la sua vicinanza e per il lavoro che svolgono quotidianamente nel tenere al sicuro donne e, spesso, donne e bambini. A loro una parte dei proventi del nostro spettacolo. Se qualcun altro volesse contribuire, ecco i riferimenti: Lucha y Siesta